Il concetto nuovo non è se non l’enucleazione realistica, analitica, dei concetti stessi di Motore Primo immobile, Causa Prima incausata, Ente necessario, massimamente perfetto, intelligenza suprema finalizzatrice, ai quali conducono le prove cosmologiche. 27 – 43 ) I Sintesi dottrinale delle questioni sull’unità di Dio. Invece qualcuno è detto essere per la sua essenza nelle realtà in cui è la sua sostanza, così come il re è [nella sua propria individualità] in un solo determinato luogo. 12, aa. Nel momento stesso in cui sembrava utilizzare soltanto le risorse della sua ragione naturale, egli in qualità di teologo aveva già esplicitamente posto dei cardini e faceva appello alla conoscenza nettamente più elevata ottenuta per mezzo della grazia: «Malgrado la rivelazione della grazia, resta vero che fino a quando siamo in questa vita noi non conosciamo l’essenza di Dio (il suo quid est) e che gli siamo uniti come ad uno sconosciuto; tuttavia, lo conosciamo in modo più completo perché ci è accessibile per mezzo di effetti più numerosi e più eccellenti e perché la rivelazione divina ci permette di attribuirgli delle qualità alle quali la ragione naturale non può giungere, come il fatto che Dio sia uno e trino»104. 1, Paris 1968, pp. 19 I, q. Ancora più rudimentali sono le idee dell’Aquinate intorno alla cinematica. In definitiva sembra menomata la loro dignità di cause, perché viene ridotta sensibilmente la loro iniziativa, in confronto di quella concessa alla natura umana. La consueta moderazione di Tommaso sottolinea per contrasto la durezza di colui che fa la requisitoria. Seguendo la loro propria originalità e i diversi contesti in cui si sono sviluppate, le due tradizioni cristiane, d’Oriente e d’Occidente, hanno messo l’accento su l’una o l’altra di queste due affermazioni. 413 - 44). Somma di teologia. Ma nonostante l’erudizione dei teologi moderni il problema non ha fatto veri progressi. 1-3, passim; Vivès, t. 18, pp. Egli si sente operaio qualificato, ma nel corso vivo di una lunga tradizione, che ha lavorato moltissimo ed ha lasciato un patrimonio prezioso, vivendo di quella verità santa, che tutti gli amanti della sapienza ricercano. Se ha un senso il detto di Dionigi secondo cui questi nomi sono negati di Dio con maggiore verità di quanto non gli siano attribuiti, ciò significa che «la realtà significata dal nome non conviene a Dio sotto la forma stessa in cui il nome li esprime, ma in un modo più eccellente»94. Se questo deve esistere affinché la grazia possa essere «innestata» su di esso, c’è tra di essi l’alterità radicale della natura, ridotta alle sue possibilità, e della grazia che proviene dalla pura liberalità divina. 1. (Cfr. 3; q. Basta paragonare il simbolo 2° di Antiochia [341] che risale a S. Luciano, secondo le accurate verifiche di G. Bardy (conservate da Atanasio in De Synodis, 23 e da Ilario in De Synodis, 29-30), con la professione di fede presentata da Ario a S. Alessandro di Alessandria [320], e conservata da tre autori (Atanasio, De Synodis, 16; EPIFANIO, Haeres., 69, 7-8; EPIFANIO, De Trinitate, IV, 12-13), per rendersi conto dell’abisso incolmabile scavato da Ano e dai suoi aderenti tra la dottrina cristiana e la sua personale interpretazione. I grandi dottori che lottarono efficacemente per dare alla Chiesa e al mondo la percezione cosciente della nuova dottrina portata da Gesù Cristo: Atanasio, Ilario, Ambrogio, Basilio, Gregorio Nazianzeno, Gregorio Nisseno, non compaiono tutti qui nella Somma di S. Tommaso, a rendere testimonianza positiva nella contemplazione teologica della Trinità. II La plurivalenza intenzionale delle specie. 4 — La ricchezza del materiale storico, pertanto, è un titolo d’onore più grande per l’Angelico Dottore, il quale si trova così allo sbocco di tutta una vasta corrente di cultura, di cui coglie e valorizza gli elementi perenni. I primi discepoli di Gesù Cristo e i primi cristiani ammettevano, con uguale fermezza, il Monoteismo che li strappava all’idolatria, e la nuova dottrina che li caratterizzava fin dal loro primo ingresso nella Chiesa col battesimo; come risulta dalle primitive formule del simbolo della fede, nelle quali è esplicita la confessione trinitaria. 1269»), Paris 1994, cap. Terzo, si può anche vedere Dio mediante una specie intelligibile (speciem intelligibilem) astratta dalle realtà sensibili da parte di chi, riflettendo sulla grandezza del creato, intravede la grandezza del Creatore (Cfr. Dalla seconda metà del I secolo alla seconda metà del IV, l’indocile pensiero umano, in possesso dei dati fondamentali della fede cristiana, ha seguito due direzioni caratteristiche per la loro interpretazione: il monarchianismo e il Subordinazionismo. in senso vero e proprio, se non quando unifica, ossia fa l’ordine nelle sue nozioni: un ordine non estrinseco, puramente storico e di successione; ma intrinseco, logico, fondato sulla natura degli elementi propri della Rivelazione. LA SOMMA TEOLOGICA II 2 S.Tommaso d'Aquino 1951 SALANI vita e operazioni di Dio. 180, aa. Perchè anche il mondo ha un suo senso nascosto e anche la storia ha una sua direzione misteriosa; e la ragione umana, pur essendo attrezzata sufficientemente per alzare il velo della realtà creata, non può ritrovare la sua gioia, senza ritornare alla sua sorgente, che è la realtà increata. Si parla di vestigio o di traccia quando l’effetto rappresenta la causalità dell’agente che l’ha prodotto, ma non la sua forma; così il fumo o la cenere evocano il fuoco ma non lo riproducono: «La traccia mostra proprio che qualcuno è passato in quel posto, ma non ci dice chi». Secondo, mediante una visione immaginaria, come Isaia che vide il Signore seduto su un trono alto ed elevato ( Is 6). L’idea che ci sta dinanzi alla mente, quando cominciamo a speculare di lui e ci domandiamo anzitutto se esista nella realtà, è un’idea massimamente indeterminata. Da questi due testi fondamentali, intorno ai quali se ne potrebbero raggruppare molti altri, sembra che l’insegnamento rivelato racchiuda due affermazioni incompossibili: da una parte, l’esistenza di un Dio solo; dall’altra, l’emergenza di tre ognuno dei quali, come Dio, sembrerebbe dover essere quel Dio unico. Ma se occorre che il teologo almeno mostri che non è irragionevole credere, è ancora più importante, forse, ch’egli stesso prenda coscienza di ciò che implica il primo articolo della professione di fede. Lo gnostico Valentino fa una fugace comparsa (q. Anche Avicenna, che qui espressamente viene citato dall’Aquinate, è rimasto impaniato in certi motivi del neoplatonismo (cfr. E non si tende a Dio senza operazione alcuna, nella immobilità assoluta. Ma lo stesso interrogativo potrebbe essere sollevato a proposito di sant’Alberto o di san Bonaventura, anch’essi di non facile accesso. 6 e ad 6 con rinvio ad Algazel. La prima ha sempre la tentazione di fermarsi alla gioia della conoscenza in se stessa ed è in fin dei conti ispirata dall’amore di sé; la seconda, la contemplazione dei santi, totalmente ispirata dall’amore di carità per la Verità divina, termina all’oggetto stesso69. senza tuttavia cadere nell’agnosticismo. 42, a. 7-35; quella di P. CESLAO PERA O. P. da : S. TOMMASO D’AQUINO, La Somma teologica, vol. Noi possediamo una differenza positiva quando «razionale» si aggiunge ad «animale» per definire l’uomo; ma poiché questo non può valere per Dio, in tal caso bisognerà dire piuttosto: non cosa, non animale, non razionale... Ne seguirà dunque una procedura analoga: «Come nel campo delle differenze positive una differenza ne implica un’altra e aiuta ad avvicinarsi maggiormente alla definizione della cosa sottolineando ciò che la distingue da molte altre, così una differenza negativa ne implica un’altra ed evidenzia la distinzione da molte altre. Il Dottore Angelico è così persuaso della spiritualità dell’anima e dell’intelligenza, da sentire il bisogno di giustificare la possibilità stessa di una conoscenza intellettiva della realtà sensibile e materiale. 13, a. II). I: Introductio in S. Theo1ogiam. G. Emery mi segnala qui la prossimità di Tommaso rispetto al suo maestro Alberto che scriveva da parte sua: «Omnis negatio fundatur supra aliquam affirmationem; unde ubi non est vere affirmatio, neque erit etiam vere negatio» (Super Dion. Detti filosofi avrebbero invece negato la creazione nel tempo; e in questo soltanto il loro pensiero sarebbe in contrasto con la rivelazione. I, d. 3, q. Si avrà allora una considerazione appropriata della sostanza divina quando Dio sarà conosciuto come distinto da tutto. Depot. Ario chiude violentemente l’unica porta che lo poteva far entrare nella giusta interpretazione della verità cristiana. 1, a. 17 — Da quanto abbiamo detto si può comprendere perchè le prove dell’esistenza di Dio per S. Tommaso non possono essere a priori, partendo da un’ idea ed analizzandone il contenuto, ma solo a posteriori, partendo da effetti realmente esistenti. Ma ciò non poteva dirlo che per metafora»; ci si ricorda del passaggio indimenticabile delle Confessioni X 6, 9 (BA 14, p. 154-159; NBA 1 p. 307): alla domanda di colui che cerca Dio, la bellezza delle creature risponde: «E lui che ci ha creato». 3; / Sent., d. 19, q. Tommaso d'Aquino: la politica come scienza morale e la virtù della giustizia L'attenzione di Tommaso alle questioni etico-politiche è testimoniata in molti passi della sua opera, qui ci limiteremo a cogliere da alcuni testi le suggestioni che, a nostro avviso, contengono una pedagogia implicita. Ma nello stesso tempo — e tanto spesso quanto è necessario — il teologo rifiuta di abdicare: Dio gli ha dato l’intelligenza come il bene più prezioso, ed egli considera che l’omaggio più alto che gli può rendere consiste precisamente nell’impiegare le sue forze per scrutare il mistero. Dalla rivelazione divina si hanno questi due dati che sembrano escludersi mutuamente: Dio è uno; Dio è trino. A chi esso si addica. 2, arg. Salvato in 65 liste dei desideri. La radicale e immediata mozione divina sulle operazioni della creatura non si può descrivere, come non si possono descrivere nè l’atto creativo, nè l’azione divina conservatrice dell’universo. L'opera in 4 volumi, di circa pagg. ; decisamente nello stesso senso, SCG IV 55, n. 3937: «Dato che l’uomo è in un certo senso il compimento delle creature, poiché le presuppone tutte nell’ordine naturale della sua generazione era del tutto giusto che fosse unito al primo principio affinché la perfezione dell’universo fosse completata mediante una specie di cerchio». es., di Malebranche e di Gioberti), i quali ingenuamente ritenevano che la nostra mente sia in contatto conoscitivo immediato con l’ Essere per sè sussistente, fin dalla prima attività intellettiva, affermando che « il primo logico (ossia il primo ente da noi conosciuto) è anche il primo ontologico (ossia il primo esistente) », per cui provare l’esistenza di Dio sarebbe fatica superflua. Sicché la creazione non è un atto senza continuazione. 183 Si vedrà qui J.-H. NICOLAS, Aimante et bienheureuse Trinité, RT 78 (1978) 271-292, che offre una buona messa a punto del libro di J. MOLTMANN, Le Dieu cractfié La croix da Christ, fondement et critique de la théologie chrétienne, Paris 1974, e che cita numerosi autori. Così pure non mancano citazioni del De Anima di Avicenna e dell’omonima opera di Temistio. Perciò nel suo trattato De homine le citazioni delle opere di Agostino sono assai frequenti. Ai suoi tempi non era stato ancora chiarito il fatto, che i filosofi greci avevano impostato le loro speculazioni cosmologiche sulla base comune della eternità della materia. Questo testo ha su molti altri il vantaggio di prolungare la dottrina della processione delle creature con una dottrina delle «missioni» divine. «Recherches de Theologie Ancienne et Médiévale» 50 (1983) 145-190. ; il passaggio del Contra Gentiles è commentato da A.C. PEGIS, Penitus manet ignotum, MS 27 (1965) 212-226. Così il mondo, imperfetta ma reale manifestazione di Dio, ci porta ad affermarlo come Primo Motore, nel pieno immutabile possesso dì tutta la sua perfezione, senza potenzialità, senza cioè dover tendere in nessun modo ad essa e senza la possibilità di perderla (1 prova); come Prima Causa efficiente incausata, sorreggente con la sua efficienza infinita tutte le efficienze, fonte eminente di tutte le attività (2 prova); ci porta ad affermarlo semplicissimo e totalmente omogeneo in sè, senza distinzioni intrinseche di essenza e di esistenza, di attributi e di natura: pura essenza, pura esistenza, atto puro; necessariamente esistente (3 prova) ; Causa esemplare unica, suprema, sommamente perfetta di tutte le cose, la cui maggiore o minore perfezione consiste nel grado di maggiore o minore vicinanza che hanno con lui (4 prova); come Finalizzatore di tutte le cose, Intelligenza Suprema e Suprema Bontà, che tutto intende, nella comprensione di se stesso e tutto ordina, e attrae a sè (5.a prova). 97 T.-D. HUMBRECHT, LA THÉOLOGIE NEGATIVE..., P. 93; IL CORSIVO È NOSTRO. Avremo perciò anche quella forma particolarissima di autopossesso che è la cognizione (q. Ma significherebbe proprio conoscere male Tommaso per pensare che egli si limiti a questo: il suo apofatismo non è un agnosticismo. Nella enumerazione successiva delle principali qualità della teologia, fin dalle prime pagine della Somma, egli si chiede come essa si distingua da tutte le altre branche del sapere, cioè quale sia la sua differenza specifica. Si sono scritti sull’argomento tanti libri che è inutile insistere. 168-169; Depot. 8; q. Gent., c. 4). Ed è questo che fonda la successiva trattazione sugli attributi divini. P. MARCOLINO DAFFARA, O. P. Da: La Somma Teologica di S. Tommaso d’Aquino, vol I Salani, 1949 Firenze, pp. 11, nn. 27. la nota di P. MARC su SCG III 39 n. 2270 e T.-D. HUMBRECHT, RT 1994, p. 91, n. 92. Il secondo nome che conviene massimamente a Dio è quello con cui egli stesso si è rivelato a Mosè (Es 3, 14): «Colui che è». 2). C’è dell’aristotelismo e molto, nella sua opera; c’ è del platonismo, dello stoicismo, nella parte morale specialmente; ma c’ è soprattutto, come soffio vivificante, da lui infuso in tutti questi elementi, il suo spirito: cioè una visione realistica dell’essere e dei primi principi dell’essere, che inquadrano e unificano meravigliosamente tutta l’opera, conferendole una virtualità di assimilazione illimitata. Noi purtroppo non possediamo il commento di Tommaso al Salmo 138, ma ciò che conosciamo della sua riflessione sul libro di Giobbe mostra bene com’egli sia lontano dal vedere in questo Dio che ha tutto al suo cospetto, e scruta le reni e i cuori, il giudice spietato a cui lo si è a volte ridotto; Tommaso, molto diversamente, vede Dio in questa immagine come colui che conduce l’uomo «sul cammino dell’eternità»160. Elabora 5 vie: 1. Ma tra i teologi della sua epoca egli, meglio di altri, salvaguarda la portata della sua teologia negativa. Una durata indefinita è inconciliabile con una evoluzione definita e circostanziata. Se il procedimento seguito dalla teologia negativa non cambia direzione passando dalla Somma contro i Gentili alla Somma di teologia, la sua pratica concreta è tuttavia molto differente. 2 con citazione del De doctrina christiana I 32, 35; Tommaso ritorna su questo tema nell’a. Tommaso d'Aquino (Aquino, 1225 - Abbazia di Fossanova, 7 marzo 1274) è stato un religioso, teologo, filosofo e accademico italiano. Tratterà i problemi riguardanti il peccato d’origine come tale alla I-II, qq. p. 54). VI, Salani, Firenze 1954, pp. Anzi alcune di que st opere devono essere considerate come vere monografie sugli esseri spirituali. E l’interesse maggiore che noi oggi proviamo per il trattato degli angeli non deriva tanto dalle conclusioni riguardanti questi esseri celesti, quanto piuttosto dall’acuta indagine sulla natura e sulla operazione umana, la quale doveva sempre servire come punto di riferimento per queste ardite speculazioni. E la scoperta di queste reciproche relazioni e la loro riconsiderazione in una sintesi il più possibile completa, dove queste saranno situate secondo la loro importanza relativa, che condurrà ad una migliore intelligenza dell’opera e del suo autore, Dio stesso, unico soggetto della sacra doctrina. Il pensiero cristiano e quello aristotelico, che in quel tempo era considerato senz’altro la scienza, parevano irriducibili su di un punto così delicato. Forma precisa che la grazia assume nella nostra intelligenza, la fede è anch’essa una partecipazione alla vita di Dio e realizza tra lui e noi una specie di connaturalità che ci rende capaci dì cogliere spontaneamente ciò che risale a Dio. E poichè dire perfezione è dire essere, Egli necessariamente è «l’Essere sussistente —Esse subsistens». E qui si apre un campo immenso alla speculazione teologica: il campo dell’implicito, indiretto, virtuale. Sotto il nome di Girolamo, c’è una citazione di Didimo il cieco [m.398], al quale alcuni attribuiscono pure il Libro V contro Eunomio citato da Tommaso d’Aquino, secondo l’uso del tempo, come opera di Basilio. Questa dottrina della creazione è carica di implicazioni dottrinali e spirituali di ogni specie che saranno esposte a poco a poco nel seguito di queste pagine. Se fino a poco tempo fa si poteva attribuire a Tommaso l’onore di aver eliminato la concezione ciclica a favore di quella lineare del tempo120 , oggi si è più coscienti del fatto che questa concezione lineare — ben reale dato che la storia della salvezza va verso un fine — si iscrive essa stessa in questo grande movimento di «uscita-ritorno» di cui Tommaso ha fatto la struttura della sua opera, proprio perché ne scopriva la presenza in tutto l’universo: «Allora un dato effetto raggiunge il culmine della perfezione quando ritorna al proprio principio. Il parallelo con Dio che dà l’essere impone la conclusione: «Fintantoché dunque una cosa ha l’essere, è necessario che Dio le sia presente, e ciò conformemente al modo in cui essa possiede l’essere. 70 I. q. Tra gli stessi studiosi moderni, favorevoli alla interpretazione monopsichista di Averroè, non mancano di quelli che attribuiscono quell’elemento platonico al periodo giovanile del grande Aristotele, non ancora emancipato dal suo maestro (cfr. Però, bisogna riconoscere a Tertulliano il merito di avere fortemente affermato «l’unità che da sè fa sgorgare la trinità» (III), mentre per primo mette in rilievo il senso e il valore del termine persona in Dio (VI-VII). 3 sol. 2). Se questa articolazione a volte necessita di essere messa in evidenza, magari per quei lettori meno preparati a scoprirla, essa è tuttavia, almeno in germe, sempre presente. I, pp. La superiorità di S. Tommaso sta nel fatto che egli ottiene la massima efficacia di argomentazione, partendo da quegli stessi elementi che altri teologi disprezzano o addirittura impugnano. Così S. Tommaso, partendo dalla natura, può distinguere nettamente da essa l’ordine soprannaturale dando risalto alla gratuità assoluta della Rivelazione e della nostra elevazione all’ordine della grazia, mentre nel contempo ne mostra l’armonia profonda con la nostra natura. Il contatto tra i corpi rende facile il passaggio di un’energia da un soggetto a un altro. 3). Perciò, come non è possibile ridurre la vita a un complesso di funzioni meccaniche, così non si può ricostruire o valorizzare l’intellezione, riducendola a una serie di impressioni o di immagini sensitive. E dunque la loro identificazione pura e semplice a questo fine o la loro prossimità ad esso più o meno grande che giocano qui un ruolo assolutamente decisivo32. Intanto accenniamo alla questione più controversa, che, emigrata da secoli dalDe Gubernatione rerum, non ha ancora trovato pace sulle acque agitate della teologia cattolica. Le sue vedute geniali sono ricordate; e le sue personalissime teorie intorno alla conoscenza angelica vengono rielaborate in uno schema più logico, anche se non sempre rispettoso dell’impronta originale del grande Dottore africano. Per chi non fosse familiarizzato con questo modo di ragionare, sarà sufficiente un esempio per capirlo. 6: «Il piano della Summa theologiae e la teologia come scienza e come storia». In che consiste questo peccato? 134 Cf. Nom., lect. Più che un’intuizione abbiamo qui un postulato. Ma questa preminenza quantitativa e materiale è appena un indizio dell’interesse primario del testo sacro nella sintesi dell’Aquinate: questi mira costantemente a ricostruire e a giustificare nel modo più ragionevole le nozioni, che sugli angeli ci sono state trasmesse dalla rivelazione divina. Gli angeli sono forme semplici, come dicono gli averroisti; e bisogna accettare tutte le conseguenze che derivano da una tale affermazione, perché parlare di materia spirituale è un non senso. Credo che la risposta stia in questo che i Padri greci, come in generale tutti i Padri, trattano la dottrina cristiana prevalentemente con la preoccupazione delle eresie e non sistematicamente in tutto il suo complesso; mentre questo proprio si era proposto S. Tommaso. 44- 119). L’ importanza di questa aderenza all’esistente non si potrebbe esagerare, e S. Tommaso la rileva ogni volta che se ne presenta l’occasione. 2, Seconda Parte, Prima Sezione Tracceremo perciò brevemente, e quasi schematicamente, la cosmologia dell’Aquinate, che in sostanza coincide con quella dantesca. 9 — È probabile che anche nella teologia di Paolo di Samosata, dal 260 vescovo di Antiochia, abbiano influito motivi extra-dottrinali, non ultimo quello politico, in grazia della regina Zenobia di Palmira. Non vi sono cioè in lui quei vari elementi o principi dell’atto conoscitivo (facoltà, specie, atti, oggetto), che caratterizzano la vita intellettuale di ogni spirito creato. 3, ad 2), con esplicito riferimento alla nozione di Dio come Colui che è il sussistente per se stesso. q. ai filosofi arabi. Dizionario che comprende più di 700 voci e temi estratti dal pensiero di san Tommaso d’Aquino. Con questa risposta apparentemente semplice ed evidente, Tommaso prendeva una posizione del tutto originale tra i suoi contemporanei. » (Haeres., 62, 2). 4; q. Testo latino a fronte től: d'Aquino (san) Tommaso? Ma se egli potesse riprendere in esame il problema alla luce di una scienza progredita, che riconosce ormai inequivocabilmente le varie tappe della evoluzione cosmica, c’è da dubitare del suo rispetto verso la posizione aristotelica. 4: «Ogni agente agisce in vista cli un fine.., e ogni agente imperfetto... intende acquistare qualcosa con la sua azione. 4). Tali nostri concetti ce lo significano in modo proprio e non puramente metaforico o simbolico; ma per poterli appropriare esclusivamente a lui, dobbiamo affrettarci a includere in essi, oltre l’elemento positivo che contengono, anche un elemento negativo, escludente i limiti e le imperfezioni, con cui la realtà espressa dai concetti viene attuata nelle creature. 3,14, in Dieu et l’étre, pp. Perciò se uno pretendesse di scorgere nelle questioni che ci interessano un trattatoDe homine, avrebbe l’ingenua sorpresa di riscontrano mutilo. Le dimostrazioni si fondano sulla fede e partono dai dati specifici della rivelazione, accettati per fede, e utilizzano le determinazioni del magistero ecclesiastico, l’insegnamento dei Padri e dei Dottori della Chiesa. 1952, pp. 157-194; A. PATFOORT, Thomas d’Aquin. Il soggetto passa così dallo stato potenziale a quello attuale. Abbandonata la nozione di Dio come «Colui che è» e chiusa la porta della «relazione », Ario non può più capire la diversità radicale tra l’ «esistere avuto» (esse acceptum) e l’ « esistere ricevuto» (esse receptum), che l’Angelico Dottore richiama fortemente (q. Perciò le apparizioni di angeli descritte dai libri santi non possono considerarsi basate sull’unione naturale di queste sostanze con delle entità materiali(q. 1, a. Tutto ciò, dunque, che si tratterà nella teologia sarà o Dio stesso o cose che hanno un qualche ordine a lui. E chi non avesse molto tempo disponibile tenga ben fisso nella mente quello che l’Aquinate insegna in questo secondo articolo: « Quando si dice che una cosa muove se stessa.... non si esclude che sia mossa da un altro dal quale le deriva la mozione di se stessa; e così non ripugna alla libertà che Dio sia causa dell’atto del libero arbitrio» (ibid. Questione 85. Testo latino a fronte. La somma teologica. è stato esposto e commentato ampiamente il piano generale della Somma. 5, n. 135; Commentaire sur S. Jean, trad. 10 - Il Monarchianismo modalista intende difendere con l’unità di Dio la divinità personale di Gesù Cristo. Per riprendere un’espressione ben coniata da uno dei suoi migliori commentatori, «la rivelazione concreta del mistero della Trinità è come avvolta nella rivelazione dell’economia della salvezza e in quella delle origini del mondo» 133. Di ciò ebbero coscienza anche i contemporanei. La questione dell’esistenza di nature intermedie tra l’uomo e Dio era perciò fuori di discussione: bastavano come prova irrefutabile le innumerevoli apparizioni di angeli, riferite da libri santi. 9 — Genetica e fisiologia. Volendo quindi procedere sistematicamente per costruire l’edificio scientifico della Fede, si doveva cominciare da ciò che a noi è più noto: cioè dalla natura di Dio e dagli attributi impliciti nella natura stessa, prima di studiare il mistero trinitario, la cui oscurità di fronte alla ragione è pressoché impenetrabile anche se è vero che alla luce della fede, nella pur piccola conoscenza che se ne può avere, esso diventa luce illuminante di tutti gli altri misteri cristiani; i quali sono con esso in stretta connessione ed hanno in esso la loro intelligibilità. Infine, a causa di ciò che esso include nel suo significato (consignificatio): questo nome significa l’essere al presente, ciò che conviene sovranamente a Dio, il cui essere non conosce né passato né avvenire. Basta ricordare i motivi fondamentali di quella speculazione, per vederli riaffiorare tutti nelle soluzioni tomistiche. 163-165. 3, arg. 133 ss.). Nell’ Introduzione Generate (nn. di seguito. Circa il terzo tipo di presenza di Dio nel mondo, Tommaso lo menziona qui molto brevemente: «Eppure c’è un altro modo singolare di esistenza di Dio nell’uomo: mediante l’unione». Non si può che essere sorpresi del permanere della volontà iniziale di salvaguardare l’approccio della tradizione latina: l’uomo non sarebbe mai veramente felice se non giungesse a vedere l’essenza divina. Le espressioni più significative del De Fide Orthodoxa (1. 31, a. GEIGER, Les idées divines dans l’oeuvre de S. Thomas, in Commemorative Studies I, pp. Le cose tutte, essendo tese per la loro radicale potenzialità verso un perfezionamento, ed evolvendosi progressivamente, hanno sempre un cominciamento: è l’inizio del tempo. Tutte queste tesi, e altre molte nella dottrina di S. Tommaso, sono connesse e contenute in quel concetto fondamentale di Dio, come conseguenze implicite nel loro principio. 166Tommaso spiega ciò precisamente a proposito dell’unione ipostatica (III, q. Egli è l’ Essere per sè sussistente. Si tratta di un luogo comune del pensiero medievale che ha trovato la sua traduzione perfino nella pittura; inoltre è nota quella miniatura della scuola di Chartres in cui il Creatore, con il compasso in mano, si dà da fare per realizzare una terra perfettamente sferica. Come la creazione, la redenzione non può essere spiegata al livello dell’opera compiuta; bisogna ricorrere al soggetto che ne ha avuto l’iniziativa, Dio stesso nel suo amore misericordioso. 172 Tommaso riprende qui il suo paragone preferito (ibid. L’espressione filosofia ancella della teologia, già antichissima, e che S. Tommaso richiama (nella q. Ma senza concretarsi e senza spandersi su di un sostrato materiale, la forma rimane in se stessa raccolta in un possesso totale di se medesima. Come dobbiamo concepire la creazione? 3, Seconda Parte, Seconda Sezione Essi non compresero che l’errore dei protestanti non stava nell’affermazione di tale certezza e infallibilità, ma nella persuasione che l’efficacia della causalità divina dovesse essere necessariamente a scapito della libertà umana, eliminando il libero arbitrio e ogni ragione di merito. E chi è preoccupato di interpretare esattamente il pensiero di S. Tommaso non può ignorare il suo retroscena mentale. San Tommaso d'Aquino: Summa teologica. s. Tommaso si è reso interprete di questo postulato, quando ebbe ad affermare che «la persona significa quanto di più nobile c’è in tutto l’universo » (q. 8870940640, 9788870940640. La linea storico-positiva, staccata dalla precedente — che invero per prima s’era distaccata da questa seconda — ha evoluto sempre più verso un’erudizione storica altamente specializzata. Di un animale o di una persona? Ma perchè gli esseri derivati abbiano Dio per fine, e partecipino così formalmente la di lui bontà, devono poter tendere a lui. Partendo dal principio che questo genere di questioni può avere una risposta soltanto dalla Scrittura, Tommaso vi risponde dicendo che Dio probabilmente non si sarebbe incarnato se l’uomo non avesse peccato, ma ammette che esiste a riguardo una diversità di opinioni possibili: «Alcuni dicono che anche se l’uomo non avesse peccato, il Figlio di Dio si sarebbe incarnato; altri affermano il contrario. Secondo la loro interpretazione, la tesi tomistica rispecchierebbe il semplicismo degli occasionalisti; i quali, una volta riconosciuta l’universale causalità divina, non riescono più a vedere la causalità delle creature. Non ne vediamo ancora l’assurdità, ma nessuna delle nostre esperienze può aiutarci ad ammetterlo. 75, a. DENZ., 1785. 25., a. 1 — Nessuno deve cercare in queste pagine quello che l’Autore non ha intenzione di trattare. I, Prol., a. 2 ad 1; si sarà qui riconosciuto il titolo dell’opera di J. 1; q. E necessario infine ricordarsi che nessun intelletto creato, per quanto sia possibile immaginarlo separato dal suo corpo sia mediante la morte che mediante l’estasi, può comprendere l’essenza divina vedendola.